• Il Lavash, il pane armeno… e l’etnoarcheologia

    Con questo post nasce un gemellaggio con il blog ATOR (Arc-Team Open Research) degli archeologi di Arc-Team ed Evoluzione Culturale. Ci scambieremo post e si collaborerà attraverso quello che per me è l'aspetto più vicino all'archeologia (dal punto di vista dell'etnologia): l'etnoarcheologia e il cibo. ...
  • I Dubbi e le incertezze del mestiere: Antropop di Duccio Canestrini

    La copertina del libro di Duccio Canestrini

    E' molto che non scrivo. Le motivazioni sono tante, ma forse la più importante è che ho messo un po' in discussione tutto; il come faccio antropologia e il come si fa antropologia dell'alimentazione, almeno qui in Italia. Sono sempre stata abbastanza critica sul modo in cui si approcciano i temi della cultura alimentare, chi mi segue lo sa. Eppure più vado avanti più mi rendo conto che, pur non piacendomi quello che vedo, non ci si può soltanto lamentare, bisogna agire. Lavorando mi si chiede di dare sostanza e rilevanza scientifica a un evento enogastronomico. Questo vuol dire (almeno per me) uscire fuori dalla solita retorica della tradizione e dargli un'anima che veda parlare tra di loro antropologia, storia, cultura alimentare e modernità. Non è facile, specie oggi, dove inciampare nella banalità (e a volte nell'assurdo) sembra all'ordine del giorno. Il mondo dell'antropologia sogghigna e mangia a spese di questo teatrino enogastronomico, leggendo il nuovo libro di Duccio Canestrini "Antropop", ci si rende anche conto del perché. ...
  • Passione, sensibilità, cura: Vite di donne

    Il Vinarello di Maurizia Gentili dedicato a Vite di donne

    "(...) mentre camminavo per una strada di Montescaglioso una donna di oltre settantanni, che lavorava una coperta sulla porta di casa, mi chiama e dice "Dove vai così carica, che vai cercando?". Io rispondo "Vado cercando favole, fatti antichi". "E fermati che te ne dico uno io". Così mi fermo, entriamo in casa, piena di nipoti (ce n'ha 45: oltre a quelli di Montescaglioso, ne ha in America, in Svizzera). Appena mi siedo, comincia a dire "Sono una donna di Montescaglioso, posseggo diciotto figli, dieci viventi e otto morti. Voglio mandare una lettera a Leone...". E mi racconta la sua vita straziata. (Da un diario di campo di Aurora Milillo, luglio 1976)

     Ecco, partecipare a "Vite di donne" (che ho presentato in questo post) è stato così per me, come descrive bene Aurora Milillo, una nostra grande studiosa di storia delle tradizioni popolari. Sono arrivata sicuramente carica dalle troppe nozioni accademiche, ma poi è bastato iniziare la tavola rotonda, per lasciarsi sedurre dalle parole delle protagoniste; vignaiole e comunicatrici del vino. Perché chi non sa osservare non sa conversare. ...
  • Vite di donne ovvero l’antropologia e le storie di vita oggi

    Gli eventi seguono un po' le regole che valgono per la scrittura, a un certo punto pretendono che venga detto quello che vogliono loro, e non sempre le modalità sono quelle fissate o sperate dal suo creatore. Si, insomma vivono di vita loro, come i personaggi di un romanzo. E' accaduto un po' questo nel dare forma e sostanza a “Vite di donne” quando Arianna Fugazza e la sua associazione PIV, mi hanno invitato a lavorare a quella che era ancora un'idea. ...
  • Vito Teti, o del non banalizzare la tradizione alimentare

    L'antropologo Vito Teti

    Ci sono persone di cui leggi molto, durante gli anni formativi, che finiscono per plasmare il tuo modo di vedere il mondo, di concepirlo e di osservarlo. E' accaduto anche per me con Vito Teti, uno degli studiosi  più lucidi nel grande mare nostrum dell'antropologia dell'alimentazione (e non solo). Sono scrittori a cui tornare quando si perde un pò il senso dell'orientamento, un porto sicuro dove ritrovare ristoro alla mente, tornando a essere più sobri, prima di tutto intellettualmente poi nella vita quotidiana, che altro non è che il lato pratico della nostra vita mentale. ...
  • Scintillante e purpureo: il vino nella Grecia antica

    di Sandra Busatta Gran parte della cultura moderna del vino deriva dagli antichi greci. La vinificazione da uve selvatiche esisteva fin dal tardo Neolitico a Dikili Tash, ma la domesticazione della vite si diffuse in Grecia solo nell'età del Bronzo Iniziale. Il termine "vino" deriva dal sanscrito vena 'amare', da cui viene anche Venus, Venere. Il sanscrito vena deriva da una radice proto-indoeuropea *win-o-. L'epica greca ha due parole per 'vino': [v]oinos e methy (methu). Nel contesto epico methy è indistinguibile da oinos, anche se in epoca più arcaica si riferiva all'idromele. Nella cultura minoica del II millennio a.C. il vino e il sacro toro erano collegati sotto forma di coppe potorie a forma di corno, i rhyta, o a forma di testa di toro. Durante il periodo miceneo il vino assunse maggiore importanza culturale, religiosa ed economica rispetto al vino di miele fiorente prima della cultura del vino, cui prestò personaggi e mitologie. ...
  • Tra rotaie e Albana: la storia della famiglia Casali

    a Nicola e Giuseppe Galasso

    Premessa: sono figlia di un ferroviere, e prima di mio padre anche mio nonno lo era (che sotto un treno ha perso una gamba), i treni sono di famiglia, quindi. Locomotive & Co. hanno costituito, dalla mia nascita fino ad oggi, una geografia sentimentale fatta di luoghi e persone, per me indelebili, nel bene e nel male. Ma, come di solito accade, la familiarità che si ha con un contesto rischia di darlo per scontato, così tra stazioni, carrozze, treni e viaggi il tempo è passato, cambiando le Ferrovie Italiane sotto i miei occhi, che faticano, oggi, nel riuscire a imprimere il paesaggio che scorre sempre più veloce fuori dal finestrino di un Frecciarossa. I treni moderni sono superaccessoriati, in poche ore ci permettono di viaggiare per l'Italia, da nord a sud (e viceversa), una vera comodità se si pensa che una tratta di 200 Km si percorreva in poco più di 4 ore a inizio Novecento. In più, sui nostri vagoni, godiamo di tutta una serie di servizi non così ovvi a quell'epoca. In questo post affronteremo quelli relativi alla ristorazione, sopra e fuori dal treno, a opera di una famiglia romagnola che ha fatto grande il nome non solo della propria Regione ma anche, e soprattutto, della capacità italiana di unire innovazione e gastronomia. ...
  • La retorica della Tradizione

    “La commemorazione tradizionalista riposa spesso sull'ignoranza del passato” (Néstor Garcìa Canclini)

    In vari post ho accennato, in maniera più o meno approfondita, allo scottante tema della tradizione. Ieri, leggendo su Facebook lo status di Luca Ferraro, viticoltore, mi sono resa conto di quanto invece sia importante fare il punto della situazione. Luca scrive:
    “Io adoro le tradizioni sia ben chiaro. Vorrei solo fare un piccolo inciso, la tradizione senza innovazione si chiama immobilismo”
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  • Dalla decadenza del brodo alla rivincita della polpetta

    La storia del brodo e delle polpette, uniti e poi divisi, eppure così profondamenti legati alle nostre origini alimentari, fino al trionfo della polpetta.
  • Jean-Louis Flandrin, storia del gusto e antropologia

    Una riflessione appassionante, tra gusto e  antropologia, tra storia e alimentazione, del grande storico francese

    I gusti intrattengono rapporti evidenti con le pratiche alimentari. Diciamo “mangio questo”, “cucino così”, “perché è buono”, “perché mi piace”. L'antropologo e lo storico, al contrario, tendono a dire che il gusto di ciascuno si è formato in base all'educazione ricevuta, e che la diversità dei gusti nazionali o regionali riflette la diversità delle pratiche alimentari. Del resto, in qualunque modo si rappresentino queste relazioni, chi voglia conoscere i gusti di una comunità umana si dedica generalmente allo studio delle sue pratiche alimentari, fenomeno oggettivo, relativamente facili da osservare. Si dà il caso, però, che il gusto non sia unicamente o semplicemente l'aspetto psicologico di comportamenti alimentari. ...
  • C’era una volta di Chiara Cesetti

    E' un sapiente intreccio di storie di vita, memorie e folklore questo libro di Chiara Cesetti. Anzi no, è un doppio intreccio in cui ogni tema del primo ordito si unisce a un secondo fatto di cucina, ingredienti e ricette. L'impegno di preservare dall'oblio la cultura alimentare di un territorio, quello della Maremma laziale, si sente forte e traspare in tutto il suo potere evocativo in perfetti cammei narrativi che segnano indelebilmente, nella memoria del lettore, le ricette. ...
  • Vino Kasher: sacralità, tradizione e modernità

    Tra cibo e religione esiste un rapporto indissolubile; per capirlo ci basta riflettere su un semplice fatto, il cibo nella storia dell’uomo non è mai stato considerato un prodotto umano, quanto piuttosto un dono, una concessione da parte di una forza creatrice, che di cultura in cultura è stata identificata in una o più divinità. Il cibo è dato all’uomo attraverso il rapporto con il sacro, e ancor oggi, specialmente durante le festività maggiori, la ritualità e il simbolismo dei piatti che siamo soliti preparare ce lo ricorda. ...