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Un mondo in un cucchiaio

Un articolo di Martina Tommasi che ci spiega usi e costumi legati al cucchiaio, da semplice posata al suo essere amuleto e simbolo di particolari retaggi. perche una posata non è mai solo una posata.

Come il tagliare gli alimenti ha plasmato l'evoluzione umana

La nuova teoria degli antropologi Lieberman e Zink, vede nel tagliare carne e alimenti nei primi esemplari di Homo, la possibilità di aver dato inizio a un nuovo cambiamento fisiologico nel nostro genere, poi del tutto confermato dalla cottura.

Il rapporto Censis 2016: gli italiani a tavola, tra Food social gap e salute

Il 26 ottobre 2016 è stato pubblicato il rapporto Censis sulle abitudini alimentari degli italiani. L’ho letto attentamente e sinceramente devo dire che mi sono scoraggiata.Ma guardiamolo prima di tutto per quelli che sono i suoi punti base. Secondo il Censis nell’ultimo anno 16,6 milioni di italiani hanno ridotto il consumo di carne (in particol...

Macellazione rituale e macellazione laica: un po' di chiarezza (please)

La religione ebraica e quella musulmana prevedono che la carne, per potere essere lecitamente consumata dai propri fedeli, debba provenire da un animale macellato secondo alcune regole precise che vanno sotto la generica denominazione di “macellazione rituale-religiosa”. La macellazione rituale è divenuta recentemente oggetto di dibattiti e polemiche perché, secondo una larga parte dell'opinione pubblica e degli esperti, il rispetto delle regole religiose implica un incremento della sofferenza dell'animale: questi infatti viene immobilizzato secondo tecniche particolari e viene ucciso senza essere preventivamente stordito. Il problema è acuito dall'immigrazione in Europa occidentale di un largo numero di musulmani, che ha conferito alla macellazione rituale un rilievo quantitativo sconosciuto fino a pochi anni fa (e ha puntato i riflettori anche sulla macellazione ebraica). Un esempio di come questi due tipi di macellazione siano diventati il fulcro anche di interessi politici (oltre che economici) ce lo fornisce questa notizia: Francia 2012: religioni in campo in polemica su carne halal e kosher. E’ bastato condividerla sui vari social network che inevitabilmente si è scatenata la polemica: la macellazione rituale è un atto barbarico, indegno di un popolo civile. Da brava relativista culturale quale sono non mi interessa giustificare o meno questa pratica religiosa, quanto capire e chiarire il pregiudizio che vi si nasconde dietro: quanto ne sappiamo della “nostra” macellazione convenzionale? Siamo veramente così sicuri che sia realmente più “pietosa” di quella rituale? Cosa le differenzia, e da dove nasce il bisogno di sacralizzare un alimento così altamente simbolico come la carne (ma anche tutti gli altri alimenti)? Per poter sopravvivere la maggioranza degli organismi deve uccidere, e l’uomo non si sottrae a questa legge. Il problema di dover uccidere per amore della vita ha posto l’essere umano di fronte a una delle più antiche e fondamentali esperienze umane: quella di trovarsi “di fronte” al mondo, un mondo che è vissuto come profondamente estraneo all’uomo, come qualcosa che non gli appartiene, ma che è di altri, e precisamente a quelle entità sovraumane che lo governano. Ogni intervento umano su questa realtà non umana è vissuto come illecito; l’animale cacciato non appartiene di diritto all’uomo, ma alle potenze che dominano in quella realtà estranea e per questo “sacra”. Il cacciatore si sente in colpa per l’uccisione della selvaggina, consumare un alimento preso a una natura non umana è vissuto come un sacrilegio, per poterlo consumare, quindi, è necessario “desacralizzarlo” per renderlo così adatto al consumo umano. Nelle antiche culture di caccia e raccolta questo avveniva tramite l’offerta primiziale, concentrando la sacralità dell’alimento nel primo pezzo che viene debitamente restituito alla o alle divinità. Il perché venga offerto proprio il primo boccone (di solito il migliore) è da ricercarsi nel fatto che il momento critico, in ogni azione, è proprio il primo; quello che rompe la situazione di equilibrio, dove l’umano irrompe in una realtà che non gli appartiene. Così se il primo pezzo viene “mangiato” dalla divinità il momento critico è superato, e il resto del cibo può essere consumato dagli uomini. L’offerta primiziale passa dalle civiltà cacciatrici a quelle degli agricoltori, dove quest’ultime, di ogni prodotto agrario, offrono una “primizia” agli esseri sovraumani prima che la comunità possa iniziare a cibarsene. Bisogna poi tener conto del fatto che fin dall'antichità è sempre esistito uno stretto rapporto tra religione e sanità. I sacerdoti, durante i sacrifici in onore degli dei o del dio unico, non traevano solo auspici per la popolazione ma, dall'osservazione dei visceri, nonché dalla presenza in essi di parassiti, desumevano anche se consentire o meno il consumo delle carni ai fedeli. A grandi linee possiamo sostenere che la figura del sacerdote combaciasse con quella del medico (Non è un caso che la macellazione si effettui in impianti definiti"mattatoi", termine che deriva da "mactare" che vuol dire uccidere ma anche "immolare e offrire in sacrificio"; il mattatoio è, infatti, una struttura che garantisce requisiti di igiene e il fine della macellazione è l'uccisione dell'animale nel rispetto di determinate condizioni igienico-sanitarie, che ne garantiscano la commestibilità. La cultura medica proviene solo dai libri sacri e dalla prescrizioni religiose, solo con Ippocrate la medicina inizia a staccarsi dalle formule magiche e sacerdotali e pone l'attenzione all'osservazione del malato. Nonostante questo l'intreccio tra medicina e religione continuerà a influenzare tutte le culture del pianeta: basti pensare a quanta importanza ha presso di noi la medicina monastica. Altre testimonianze di questo legame sono per esempio il culto della "vacca sacra" nei paesi asiatici, il divieto di magiare carne di suino nei paesi caldi, il divieto del consumo di alcolici, il ramadan e le pratiche cattoliche del digiuno quaresimale o delle astinenze....

Pane e bugie di Dario Bressanini

A dire la verità questo libro di Dario Bressanini mi ha alquanto confusa: non è una lettura facile, non per il modo in cui è scritto – per carità, anzi! – ma per l’opera di rieducazione alla quale sottopone. Si deve, in pratica, disimparare quello che si sapeva (o si dava per sconta...

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