Religione e alimentazione 7 results
  • Ulivo e olio d’oliva: tra sacro e profano

    L'ulivo, insieme alla vite a al grano, rappresenta una delle basi alimentari dei popoli del Mediterraneo. Pianta talmente importante da plasmare il nostro paesaggio agrario, le nostre tradizioni, i linguaggi, i valori e i nostri simboli. È in questo modo che le distese di ulivo agiscono sul territorio e sul paesaggio, modificandolo e permettendo, oggi come in passato, di riconoscere la presenza umana. Oggi l'uso che facciamo del suo prodotto principale, l'olio, è quasi esclusivamente alimentare e ci fa dimenticare non solo come fosse impiegato in antichità ma anche come ha fatto a trasformarsi in uno degli alimenti base della dieta mediterranea. Per capirlo dobbiamo spingerci nel Vicino Oriente. E' qui infatti che ha avuto luogo l'addomesticamento dell’ulivo selvatico e l’olio è stato prodotto per la prima volta, all'inizio dell’età del Bronzo, nella valle del Giordano a Tel Eilat Ghassoul e a Gezer, un’antica città a ovest di Gerusalemme. Da queste regioni, poi, l'olio si spingerà alla conquista di tutto il mediterraneo, assumendo via via che avanzava, un’enorme valenza socio-economica e religiosa tra i popoli che lo utilizzarono. ...
  • Il pane sacro

    Ero intenta a fare alcune ricerche sul simbolismo del pane e, nello sfogliare il volume "Il linguaggio della dea" di Marija Gimbutas, mi sono imbattuta in alcune pagine e immagini veramente molto interessanti. Una premessa, il lavoro di questa archeologa lituana è stato fonte di molte critiche, e molte delle sue teorie sono ormai sorpassate. Eppure leggere la sua interpretazione di alcuni simbolismi neolitici, su ventre gravido e forni per il pane (riallacciati poi al folklore europeo, ancora vivo fino a qualche decennio fa), mi ha alquanto colpita. Vi lascio qui parte delle sue riflessioni: ...
  • Vino Kasher: sacralità, tradizione e modernità

    Tra cibo e religione esiste un rapporto indissolubile; per capirlo ci basta riflettere su un semplice fatto, il cibo nella storia dell’uomo non è mai stato considerato un prodotto umano, quanto piuttosto un dono, una concessione da parte di una forza creatrice, che di cultura in cultura è stata identificata in una o più divinità. Il cibo è dato all’uomo attraverso il rapporto con il sacro, e ancor oggi, specialmente durante le festività maggiori, la ritualità e il simbolismo dei piatti che siamo soliti preparare ce lo ricorda. ...
  • Bambole che si mangiano: i pani votivi

    Pupazza Frascatana

    “Nel Wermland, in Svezia, la contadina col grano dell'ultimo covone impasta un pane in forma di bambina che viene mangiato da tutti i membri della famiglia e rappresenta lo spirito del grano in forma di fanciulla”
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  • Breve storia della papagna in 7 tweet

    Non so come mi sia venuta l'idea, sta di fatto che mi sono inventata un format via twitter che si chiama "La storia di xxx di 7 tweet". Ho cominciato con la storia della papagna dopo aver letto quello che scrive Samorini e Tania Pagliara circa il papavero da oppio. Sembra infatti che i documenti archeologici più antichi, riguardo questa pianta, siano stati ritrovati in Italia, ed è probabile che siano stati gli "italiani" di ottomila anni fa a creare per selezione il Papaver somniferum.

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  • Di Halloween, Ognissanti e di ciò che ci mette nel piatto

    E' passato un anno da quando ho scritto questo post sulla tradizione dei cibo dedicato ai nostri defunti, in occasione di quella notte ritenuta una delle notti più magiche della tradizione popolare. Quando ero piccola, se tutto andava bene, papà mi portava da Barletta le "ossa dei morti", dei dolcetti semplici di farina, uova e chiodi di garofano, glassati di zucchero bianco a ricordare le ossa umane. Li mangiavo senza sapere perchè, e cercando di ricordare, in famiglia non li hanno mai chiamati con il loro nome. Ogni tanto ne sentivo il nome in dialetto, ma ero troppo occupata a mangiarli per starmi a chiedere perchè queil dolcetti zuccherosi li mangiassi solo in quel periodo dell'anno. Oggi le vetrine traboccano di dolcetti, maschere e zucche tentatrici, importiamo sempre di più la festività anglosasone di Halloween. E' inevitabile, la storia della specie umana è fatta di contaminazioni, ibridamenti, sia nella biologia che nella cultura. Quindi mi siedo accanto a voi e, sbocconcellando un dolcetto glassato, vi racconto da dove originano tanti cibi che ci troviamo a tavola in questo periodo. ...
  • Macellazione rituale e macellazione laica: un po’ di chiarezza (please)

    La religione ebraica e quella musulmana prevedono che la carne, per potere essere lecitamente consumata dai propri fedeli, debba provenire da un animale macellato secondo alcune regole precise che vanno sotto la generica denominazione di “macellazione rituale-religiosa”. La macellazione rituale è divenuta recentemente oggetto di dibattiti e polemiche perché, secondo una larga parte dell'opinione pubblica e degli esperti, il rispetto delle regole religiose implica un incremento della sofferenza dell'animale: questi infatti viene immobilizzato secondo tecniche particolari e viene ucciso senza essere preventivamente stordito. Il problema è acuito dall'immigrazione in Europa occidentale di un largo numero di musulmani, che ha conferito alla macellazione rituale un rilievo quantitativo sconosciuto fino a pochi anni fa (e ha puntato i riflettori anche sulla macellazione ebraica). Un esempio di come questi due tipi di macellazione siano diventati il fulcro anche di interessi politici (oltre che economici) ce lo fornisce questa notizia: Francia 2012: religioni in campo in polemica su carne halal e kosher. E’ bastato condividerla sui vari social network che inevitabilmente si è scatenata la polemica: la macellazione rituale è un atto barbarico, indegno di un popolo civile. Da brava relativista culturale quale sono non mi interessa giustificare o meno questa pratica religiosa, quanto capire e chiarire il pregiudizio che vi si nasconde dietro: quanto ne sappiamo della “nostra” macellazione convenzionale? Siamo veramente così sicuri che sia realmente più “pietosa” di quella rituale? Cosa le differenzia, e da dove nasce il bisogno di sacralizzare un alimento così altamente simbolico come la carne (ma anche tutti gli altri alimenti)? Per poter sopravvivere la maggioranza degli organismi deve uccidere, e l’uomo non si sottrae a questa legge. Il problema di dover uccidere per amore della vita ha posto l’essere umano di fronte a una delle più antiche e fondamentali esperienze umane: quella di trovarsi “di fronte” al mondo, un mondo che è vissuto come profondamente estraneo all’uomo, come qualcosa che non gli appartiene, ma che è di altri, e precisamente a quelle entità sovraumane che lo governano. Ogni intervento umano su questa realtà non umana è vissuto come illecito; l’animale cacciato non appartiene di diritto all’uomo, ma alle potenze che dominano in quella realtà estranea e per questo “sacra”. Il cacciatore si sente in colpa per l’uccisione della selvaggina, consumare un alimento preso a una natura non umana è vissuto come un sacrilegio, per poterlo consumare, quindi, è necessario “desacralizzarlo” per renderlo così adatto al consumo umano. Nelle antiche culture di caccia e raccolta questo avveniva tramite l’offerta primiziale, concentrando la sacralità dell’alimento nel primo pezzo che viene debitamente restituito alla o alle divinità. Il perché venga offerto proprio il primo boccone (di solito il migliore) è da ricercarsi nel fatto che il momento critico, in ogni azione, è proprio il primo; quello che rompe la situazione di equilibrio, dove l’umano irrompe in una realtà che non gli appartiene. Così se il primo pezzo viene “mangiato” dalla divinità il momento critico è superato, e il resto del cibo può essere consumato dagli uomini. L’offerta primiziale passa dalle civiltà cacciatrici a quelle degli agricoltori, dove quest’ultime, di ogni prodotto agrario, offrono una “primizia” agli esseri sovraumani prima che la comunità possa iniziare a cibarsene. Bisogna poi tener conto del fatto che fin dall'antichità è sempre esistito uno stretto rapporto tra religione e sanità. I sacerdoti, durante i sacrifici in onore degli dei o del dio unico, non traevano solo auspici per la popolazione ma, dall'osservazione dei visceri, nonché dalla presenza in essi di parassiti, desumevano anche se consentire o meno il consumo delle carni ai fedeli. A grandi linee possiamo sostenere che la figura del sacerdote combaciasse con quella del medico (Non è un caso che la macellazione si effettui in impianti definiti"mattatoi", termine che deriva da "mactare" che vuol dire uccidere ma anche "immolare e offrire in sacrificio"; il mattatoio è, infatti, una struttura che garantisce requisiti di igiene e il fine della macellazione è l'uccisione dell'animale nel rispetto di determinate condizioni igienico-sanitarie, che ne garantiscano la commestibilità. La cultura medica proviene solo dai libri sacri e dalla prescrizioni religiose, solo con Ippocrate la medicina inizia a staccarsi dalle formule magiche e sacerdotali e pone l'attenzione all'osservazione del malato. Nonostante questo l'intreccio tra medicina e religione continuerà a influenzare tutte le culture del pianeta: basti pensare a quanta importanza ha presso di noi la medicina monastica. Altre testimonianze di questo legame sono per esempio il culto della "vacca sacra" nei paesi asiatici, il divieto di magiare carne di suino nei paesi caldi, il divieto del consumo di alcolici, il ramadan e le pratiche cattoliche del digiuno quaresimale o delle astinenze....