Il pane sacro

Ero intenta a fare alcune ricerche sul simbolismo del pane e, nello sfogliare il volume “Il linguaggio della dea” di Marija Gimbutas, mi sono imbattuta in alcune pagine e immagini veramente molto interessanti. Una premessa, il lavoro di questa archeologa lituana è stato fonte di molte critiche, e molte delle sue teorie sono ormai sorpassate. Eppure leggere la sua interpretazione di alcuni simbolismi neolitici, su ventre gravido e forni per il pane (riallacciati poi al folklore europeo, ancora vivo fino a qualche decennio fa), mi ha alquanto colpita. Vi lascio qui parte delle sue riflessioni:

Il forno per il pane è la caratteristica principale degli antichi santuari europei. Alcuni modelli di santuari in miniatura, come quello di Popudnia, nell’Ucraina occidentale, contengono uno o più statuette di donne intente a macinare il grano e a preparare l’impasto. Le pareti interne sono dipinte a losanghe multiple , che collegano il santuario con le statuette così decorate. Il pane preparato in un tempio era sacro, dedicato a una dea e usato nei suoi rituali. Nell’antichità più tarda il pane e i dolci destinati a usi rituali avevano varie forme – pagnotta, serpente, uccello, animale, fiore – o portavano impresso un disegno.

Non vi è dubbio che questo usanza avesse un’origine neolitica, ed è altamente probabile che sigilli neolitici con vari simboli in rilievo incisi fossero usati per imprimere il disegno appropriato su pane e dolci destinati a una dea. I pani decorati con losanghe multiple e spire di serpente erano probabilmente offerti alla dea della fertilità della terra. Modelli in argilla di pagnotte provengono da varie fasi e vari gruppi culturali; il “sigillo” di Çatal Hüyuk è probabilmente una pagnotta in miniatura. Il modello in argilla, lungo circa 15 cm e decorato con losanghe e spirali, rinvenuto a Potporanj, un sito Vinča della Jugoslavia orientale, è chiaramente una pagnotta. Un altro, ornato con un meandro racchiuso da iscrizioni, è stato trovato a Banjia, presso Belgrado.

Echi della donatrice del pane preistorica sopravvivono in alcuni paesi europei nell’immagine della “Madonna del pane”. In Francia la Madonna del pane era ricordata nelle processione al tempo della mietitura, quando le donne raccoglievano farina e facevano dolci per lei. Le offerte di pane alla Madre del Grano continuano fino al XX secolo nelle zone rurali dell’Europa orientale settentrionale, dove nei campi non sono ancora entrare le macchine. Un pezzo di pane viene lasciato in un campo alla prima aratura di primavera o alla fine del raccolto per assicurare abbondanza. Nella Lituania orientale si lascia un pezzo di pane in un campo di segale, frumento o d’orzo alla fine della mietitura. I falciatori devono ritrovarlo e girarvi intorno per tre volte. Quindi ne mangiano un pezzo e il resto viene sepolto.

Lo stesso forno preistorico per il pane era un’incarnazione della Madre del Grano, come si rileva dei modelli antropomorfi rinvenuti nei siti Vinča. Gli occhi della dea sono indicati sopra l’apertura, che è la bocca. L’identificazione del ventre gravido della Madre Terra si riscontra con rigonfiamenti di ogni genere, quelli minuscoli come pani e forni, e quelli grossi.
I cumoli di segale, frumento, orzo e avena erano considerati dai contadini europei come i ventri gravidi della Madre del Grano. Durante il raccolto, alla fine della mietitura, la sommità della collina veniva sarchiata. Poi il proprietario faceva un nodo di spighe di grano, che era il cordone ombelicale della collina. In Lituania, il mietitore che falciava l’ultima parte del campo era chiamato “tagliatore del cordone ombelicale”

(Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, pagg. 147-149)

2 Replies to "Il pane sacro"

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    Sergio Rossi 2 dicembre 2014 (11:52)

    buongiorno e grazie per l’articolo, molto interessante per la segnalazione del libro. Scrivo di tradizioni del cibo e avendo messo le mani anche nel pane, per ragioni di tradizione familiare, tutto ciò che riguarda l’argomento mi interessa molto anche se, come Lei sa molto meglio di me, parliamo di un argomento sconfinato seppure infinitamente affascinante.
    un saluto cordiale
    sergio rossi

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      Lucia Galasso 3 dicembre 2014 (18:11)

      Grazie Sergio,si il simbolismo e le pratiche intorno e sul pane sono veramente infinite, e non finiscono mai di sorprendermi. Presto pubblicherò altri post in merito

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