Antropologia religiosa di una ricostruzione forense: Il volto di S. Antonio da Padova

In questa immagine la statua di S. Antonio da Padova donata dallo scultore Giacomo D’Alterio, dipinta da Ilaria Auriemma per il Giglio Passo Veloce opera di Gerardo di Palma (foto di Antonio Castaldo)

(…) nei tratti del nostro volto è scolpito il ritratto della nostra anima (…)”
(Thomas Browne)

Il 31 agosto 2014 a Brusciano (Na) ha avuto luogo l’annuale Festa dei Gigli. Protagonista di questa celebrazione, anche se siamo in Campania, è S. Antonio da Padova. La devozione a questo santo è così forte a Brusciano che la festa in suo onore è più sentita e vissuta di quella del santo patrono del paese, San Sebastiano.

Quest’anno la celebrazione è stata però caratterizzata da un’importante novità: uno dei Gigli dedicati al santo, il Giglio Passo Veloce, ha portato al suo apice l’effige di S. Antonio da Padova con il suo vero volto.
I Gigli sono costruzioni in legno di pioppo, abete e castagno a forma di obelisco dell’altezza di 25 metri e del peso di 50 quintali, montate con chiodi e funi e rivestite di scene a sfondo religioso.

La ricostruzione forense del volto del santo è stato un lavoro di equipe che ha visto impegnate realtà come il museo di antropologia dell’università di Padova, Arc-Team e Cicero Moraes e presentata in anteprima, a Padova, durante il giugno Antoniano 2014.

La scelta, da parte dei devoti di Brusciano, apre interessanti riflessioni dal punto di vista dell’antropologia religiosa, regalandoci uno spaccato sul rapporto che i credenti italiani intrattengono con i santi patroni.

Il culto dei santi è infatti uno degli aspetti forti della religiosità italiana, costituendo un potente dispositivo identitario. I Santi non rappresentano solo se stessi e la loro figura non resta circoscritta a una vicenda religiosa e agiografica: ciascun santo è soprattutto un campione della collettività e la rappresenta; è un emblema civico che incarna i caratteri della città in cui viene venerato, della collettività o del gruppo che lo hanno eletto patrono facendone così il proprio “logo soprannaturale”, come ben sintetizza l’antropologo Marino Niola.

Una sorta di totem, in grado di informarci sull’origine di usanze, simboli, caratteri e norme di comportamento che interessano quell’esclusivo rapporto che il santo intrattiene con quella particolare comunità, in quel particolare territorio.
A ben riflettere non è un caso che il giorno dedicato al santo locale è giorno di festa. Un giorno che si discosta dalla quotidianità grazie a una serie di comportamenti diversi da quelli in uso nella vita di tutti i giorni: si mangia diversamente, ci si veste diversamente, si seguono ritmi diversi impartiti dal ciclo festivo.

Dobbiamo poi tenere presente che secondo la fisiognomica popolare esiste una correlazione tra le caratteristiche fisiche (in particolare del viso) e i tratti caratteriali. Il volto di S. Antonio, che ci restituisce la ricostruzione forense di Cicero Moraes, convalida l’immaginario folklorico dei devoti. Così il giorno di festa dedicato a S. Antonio da Padova diviene una messinscena rituale della tradizione cittadina, sacralizzazione dello spazio urbano, occasione per riscrivere le mappe identitarie, per rifondare la comunità nel nome del santo.

Ecco come spiega la scelta, da parte dei credenti, di usare il vero volto del santo: l’efficacia simbolica del santo viene rafforzata dal reale sguardo del santo, che abbraccia l’intera comunità riunita in festa.

Nel video il Giglio Passo Veloce, con all’apice S. Antonio

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