La Trasmissione culturale, cos’è e a cosa serve?

Della trasmissione culturale sappiamo che ci circonda, compenetra tutto, ma non sappiamo – in definitiva – come funziona, a cosa serve, a cosa può servirci. Volendo essere brevi questa è il processo tramite il quale l’informazione passa da un individuo all’altro attraverso meccanismi come l’apprendimento sociale, l’imitazione, l’insegnamento o il linguaggio. Ma il discorso è un po’ più complesso e affascinate da conoscere. Basti pensare che la trasmissione culturale è una componente fondamentale dell’evoluzione culturale. Senza trasmissione non può esserci evoluzione, e la forma che prende questa trasmissione può influenzare significativamente le dinamiche evolutive della cultura.

Le mutazioni nel DNA hanno un loro analogo nelle idee, nel senso che ogni tanto sorgono idee nuove, così come sorgono nuovi geni. Altre idee sono modificate, o magari scompaiono perché non vengono trasmesse.

Un’idea viene trasmessa come tale da genitori a figli, o più in generale da insegnanti ad allievi. Una nuova idea può essere un’innovazione o un’invenzione utile, o un nuovo tipo di comportamento o una diversa interpretazione degli eventi. Anche nel caso delle idee, come nel caso della biologia, il tipo che viene trasmesso potrà essere il tipo precedente oppure il tipo nuovo, modificato. Una nuova idea o una nuova invenzione di solito nascono per assolvere uno scopo preciso. Una mutazione genetica invece è casuale, cioè non è diretta a soddisfare a uno scopo. In entrambi i casi, però, ciò che viene modificato è trasmissibile, per cui il tipo nuovo potrà essere trasmesso e potrà o meno avere successo. L’invenzione di nuovi strumenti, di nuovi modi per risolvere i problemi quotidiani, è la base dell’evoluzione culturale.

Una volta che un’idea compare, viene sottoposta anch’essa a selezione. Non si tratta qui di selezione naturale, ma di selezione culturale: la società umana accoglie certe idee e le applica, mentre ne respinge altre, magari solo per riscoprire il loro valore in seguito. Un’innovazione non viene necessariamente adottata, perché non porta dei vantaggi, o perché non convince, o non viene capita, o non viene comunicata in modo efficace. Nell’evoluzione biologica, gli individui che si riproducono sono i fondatori della prossima generazione, cui trasmettono il proprio “pacchetto” di geni. Un fenomeno analogo si verifica nell’evoluzione culturale. Ciò che lega in profondità l’evoluzione biologica e l’evoluzione culturale è che entrambe dipendono dalla capacità di autoriprodursi, che è caratteristica dei geni come delle idee. Gli uni come le altre riproducono se stesse con modificazioni, passando da un organismo all’altro o da un’intelligenza a un’altra. In biologia questi piccoli cambiamenti trasmissibili sono chiamati “mutazioni”, in campo culturale potrebbero essere chiamate “innovazioni”. La trasmissione con modifiche è il fatto fondamentale che sta alla base della capacità stessa di evolvere.

Un’idea si “autoriproduce” quando si trasmette da un cervello all’altro. Potrà essere accettata così com’è, oppure modificata. La natura fisica dei geni è stata compresa e accertata grazie al paziente lavoro di migliaia e migliaia di ricercatori nell’arco di oltre 140 anni. La natura fisica delle idee, che sono inevitabilmente il prodotto di circuiti neuronali e di collegamenti sinaptici, sta cominciando a chiarirsi in questi anni, ma occorreranno decenni prima che si riesca a definire cos’è un’idea dal punto di vista “fisiologico”.

La natura della trasmissione genetica è conservatrice, pur mantenendo sempre un’alta variabilità, rispetto a quella culturale che è per sua natura proteiforme: può essere altamente conservatrice, ma può anche permettere variazioni rapidissime. Nella trasmissione culturale, infatti, esistono tutti i gradi di conservazione o velocità del cambiamento, ma esistono anche meccanismi come il linguaggio e la ritualizzazione che consentono, a tutti i membri di una società, di rimanere fortemente in contatto tra di loro e a rendere relativamente omogenei i comportamenti individuali. Si può accumulare variazione culturale fra società diverse più facilmente che all’interno di ciascuna.

Vi sono due tipi fondamentali di trasmissione:

  1. la trasmissione verticale, il cui modello più semplice è quello della trasmissione da genitori a figli;
  2. la trasmissione orizzontale, nella quale il rapporto di parentela o di età ha un’importanza molto limitata o nulla.

E’ questa un terminologia già usata dagli epidemiologi, perché alcune malattie contagiose si trasmettono per via verticale mentre altre soprattutto per via orizzontale.

La trasmissione verticale tende a essere molto conservativa. I genitori trasmettono ai figli ciò che essi stessi sanno, per averlo imparato dai loro genitori, con l’aggiunta di ciò che essi hanno scoperto, o inventato, o imparato nel corso della loro esistenza. Tradizioni, costumi, atteggiamenti si perpetuano così pressoché immutati per secoli e per millenni: la tendenza alla conservazione è particolarmente evidente nelle società tradizionali.

Questo tipo di trasmissione si svolge largamente fra gli stessi attori della trasmissione genetica e coinvolge anche altri membri e parenti della famiglia: è quindi difficile distinguerla dalla trasmissione genetica per certi versi, in quanto entrambe comportano una certa rassomiglianza tra genitori e figli o in genere tra parenti.

Trasmissione verticale cultura

Modalità di trasmissione orizzontale: da uno verso molti e da molti verso uno (fonte: progetto GEA)

All’interno della trasmissione verticale viene fatta cadere la scelta della religione e dei gusti alimentari (con particolare riferimento alla figura della madre), l’insegnamento dei valori morali e del linguaggio, almeno nelle loro forme iniziali.

La trasmissione orizzontale può essere invece molto innovativa, e portare cambiamenti anche rapidi. Lo si vede ad esempio nella veloce diffusione di nuove tecnologie o di mode del vestire, di atteggiamenti, di parole nuove, di stili di pensiero. E’ opportuno però distinguerne vari tipi, in base al rapporto numerico fra trasmettitori e riceventi:

  1. la trasmissione da uno a uno, o da pochi a pochi, è la forma più comune ed è tipica delle malattie infettive, ma anche delle barzellette e dei pettegolezzi. Gli epidemiologi hanno elaborato modelli matematici che coprono molti casi particolari;
  2. la trasmissione da uno a molti, chiamata anche “Trasmissione da capi o insegnanti” è anch’essa molto comune ed è quella in cui conta la posizione sociale del trasmettitore. Infatti se in questo tipo di trasmissione il trasmettitore è una persona influente per qualunque motivo – politico, religioso, economico, sociale, morale, artistico – e ha la possibilità di trasmettere le sue idee a un gran numero di persone, magari nello stesso tempo, potrà influenzare rapidamente un gruppo molto vasto. Questo tipo di trasmissione è quella che può generare cambiamenti di opinione, gusti, reazioni positive o negative più forti, rapide, violente e talora sorprendentemente uniformi ed entusiastiche, a meno che non vi siano motivi precedenti, innati o acquisiti, per non accogliere il messaggio, magari solo in alcuni tra coloro che vi sono esposti. Ma se il messaggio viene accolto, la trasmissione da uno a molti può essere la più rapida ed è spesso universale, totalitaria;
  3. la trasmissione da molti a uno, si realizza quando i trasmettitori comunicano o appoggiano essenzialmente lo stesso messaggio; è molto importante, ma tende ad avere effetti opposti rispetto a quella da uno a molti. Si parla in questo caso di trasmissione concertata. E’, in pratica, il meccanismo tramite il quale siamo o diventiamo conformisti, ovvero quello che ci induce a comportarci come tutti gli altri. Questa avviene quando il nuovo venuto di un gruppo prova fiducia o senso di amicizia oppure tiene alla compagnia delle persone che formano il gruppo che lo ha accolto. In simili circostanze, il vero trasmettitore non è un individuo, ma è in sostanza un gruppo sociale abbastanza omogeneo.
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Modalità di trasmissione orizzontale: da uno verso molti e da molti verso uno (Fonte: Progetto GEA)

Nella trasmissione orizzontale non ci sono limiti di età e non sono necessari legami di parentela con coloro che ricevono. Un solo trasmettitore con una vasta base di “fedeli” ha larga influenza. Naturalmente, a meno che il trasmettitore non sia dotato di grande potere o di un ottimo carisma, il messaggio da questi veicolato deve essere anche molto persuasivo, ed è anche importante il modo in cui questo messaggio viene offerto.

Uno stimolo molto potente è quello costituito dalla novità, che può spesso attrarre di per sé, indipendentemente dalla qualità del messaggio. Qui però ha importanza la disposizione e la personalità di chi riceve. Ad esempio i conservatori non amano molto le novità.
E’ utile, quindi, considerare la trasmissione come la somma di due fase distinte: comunicazione e accettazione, specialmente se la seconda ha un’elevata probabilità. Naturalmente non è necessario che comunicazione e accettazione avvengano simultaneamente, le due fasi possono essere scaglionate nel tempo e spesso lo sono. Magari, prima che avvenga l’accettazione, occorre che la comunicazione sia ripetuta molte volte.

Viviamo, quindi, circondati da questi processi, in ogni istante della nostra vita, e mai come oggi grazie ai social network possiamo sperimentarne le ricadute pratiche, vi dice nulla la teoria dei piccoli mondi? Se poi realizziamo che la parola tradizione viene dal latino traditio, dal verbo tradere che significa rimettere, trasmettere… Beh, si capisce meglio il forte legame che abbiamo con le nostre “tradizioni”.

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