Vito Teti, o del non banalizzare la tradizione alimentare

L’antropologo Vito Teti

Ci sono persone di cui leggi molto, durante gli anni formativi, che finiscono per plasmare il tuo modo di vedere il mondo, di concepirlo e di osservarlo. E’ accaduto anche per me con Vito Teti, uno degli studiosi  più lucidi nel grande mare nostrum dell’antropologia dell’alimentazione (e non solo).

Sono scrittori a cui tornare quando si perde un pò il senso dell’orientamento, un porto sicuro dove ritrovare ristoro alla mente, tornando a essere più sobri, prima di tutto intellettualmente poi nella vita quotidiana, che altro non è che il lato pratico della nostra vita mentale.

Cosa vuol dire essere sobri a livello intellettuale? Vuol dire essere focalizzati, risparmiare le energie evitando di buttarle in cose (o persone) che non contribuiscono al nostro benessere. Vuol dire rimanere fedeli alla nostra visione delle cose, anche quando tutto intorno a noi si trasforma in un grande Luna Park, seducente e… vano.

Lavorando nel campo dell’alimentazione, in questi ultimi anni ho visto crescere esponenzialmente l’interesse per l’enogastronomia, l’ho visto diventare sempre di più un circo che una valorizzazione della nostra cultura alimentare. Luogo di elite, fantamasgorico e vorticoso, per pochi privilegiati ( i meno fortunati hanno sempre la sagra della porchetta), che scimmiotta e banalizza, il sapore perduto del passato, per venderci preziosi e antichi fagioli a 50€ al kg. E’ la famosa retorica della tradizione.

Ieri sul blog di Vito Teti ho trovato questo articolo, e non posso (per coerenza e per il profondo valore che gli attribuisco) non convidiverlo con voi.

E voi, voi cosa ne pensate?

2 Replies to "Vito Teti, o del non banalizzare la tradizione alimentare"

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    PAOLA ELISABETTA SIMEONI 31 marzo 2014 (15:30)

    Sono d’accordo con Vito Teti. Ho partecipato come antropologa culturale e direttrice MiBAC al tavolo transnazionale per la candidatura della “Dieta mediterranea”, che ho poi abbandonato, dopo aver disperatamente cercato di riportare il dibattito sulla verità storica e scientifica di tale “capolavoro” dell’umanità (sic). Purtroppo troppi interessi produttivi aleggiavano in questa candidatura proposta dalla Spagna e al tavolo di lavoro sedevano unicamente nutrizionisti. In particolatre ho dovuto litigare con i nutrizionisti greci che sostenevano ideologicamente quei falsi che sono la “Triade mediterranea” e la piramide nutrizionista.

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    Lucia Galasso 4 aprile 2014 (7:37)

    Concordo con te Paola, troppi interessi intorno all’alimentazione, si preferisce il mito che guardare in faccia la realtà. Questo per ovvi interessi economici. Dall’altra parte abbiamo un uomo contemporaneo orfano di determinati ritmi (mi rifaccio al calendario agricolo) che scandivano tempi e ritmi del mangiare. Recisi dal consumismo, questi bisogni annegano tra una malinconia astorica e una necessità di dare senso a un presente bulimico. Ma questa – forse – è anche un po’ colpa degli antropologi, ecco perchè stimo Teti, non si è venduto.

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