Vino e psicologia nella degustazione cross-culturale – L’Asia

Jeanni Cho Lee, uno dei più importanti Master of Wine in Asia, sta dando vita ad un nuovo modo di comunicare il mondo del vino, e la sua degustazione, ai consumatori asiatici.

Jeannie ha puntato l’attenzione, infatti, sui differenti tipi di approccio alla capacità di descrivere un vino e sul contrasto esistente tra i consumatori occidentali e asiatici. Per fare un esempio, poche culture asiatiche consumano bevande fredde durante il pasto. La tolleranza ai tannini varia ampiamente, ma in zone come il sud della Cina, dove è usuale bere il te nero, si può rilevare un maggiore consumo di vini rossi robusti.

Per il mercato asiatico è importante mantenere il controllo della situazione, specialmente ora che il prezzo del vino si è abbassato velocemente, anche perchè realtà come il Manga Les Gouttes de Dieus – dedicato completamente al vino (  tutti i vini che compaiono nel fumetto esistono realmente) – rappresentano non solo il crescente interesse nei confronti del vino ma anche il bisogno di un nuovo lessico in grado di gestirlo da parte della cultura asiatica.

Come Jeannie, ed altri, fanno notare, la concezione che si ha della percezione del gusto asiatica è alquanto controversa,  bisogna quindi stare attenti a non cadere in stereotipi. All’interno delle culture c’è un’enorme variazione del gusto, vuoi per fattori genetici, vuoi per fattori culturali. Le persone possono essere classificate come “non-taster” (non degustatore), “taster” (degustatore) o “super-taster” (super degustatore) proprio in sintonia con le variazioni genetiche in risposta agli specifici componenti dei cibi.

E’ interessante notare come il 33% della polazione del nord Europa sia “non-taster” mentre solo il 10% di quella asiatica lo è. Un altro esempio, ma sulle variazioni culturali, potrebbe essere quello relativo alla separazione tra frutta e fiori presente nella cucina francese e americana, ma estranea alla maggior parte dei vietnamiti.

Jeannie Cho Lee

Jeannie sostiene che ci vorrà circa una generazione di eno-scrittori asiatici prima che si possa avere un linguaggio comune a tutti gli amanti del vino asiatici, nel frattempo però suggerisce alcuni punti da tenere in considerazione. Per esempio la degustazione di un Chardonnay potrebbe tenere conto di sentori e profumi presenti nel background culinario asiatico, così si potrebbe fare riferimento all’alga Wakame (per i vini minerali), o ai Jackfruit o alla zabaione. Questi sentori entrano in contrasto dialettico con quelli occidentali di pesca, melone e burro.

Se volete affrontare più approfonditamente il discorso relativo alla percepizione del gusto tra gli individui vi consiglio la lettura di “Comparing sensory experiences across individuals: recent psychophysical advances illuminate genetic variation in taste perception” di Linda Bartoshuk,  altro materiale estremamente interessante è reperibile nell sito del Dr. Thomas Miles winepsych.com. Buona Lettura!

3 Replies to "Vino e psicologia nella degustazione cross-culturale - L'Asia"

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    vittorio rusinà 6 aprile 2010 (13:12)

    Interessantissimo post per chi ama il vino…come me 🙂
    Degustando uno chardonnay non avrei pensato mai all’alga wakame, che pure conosco bene e apprezzo come cibo, grazie per avermi dato spunti per una riflessione sulla percezione del gusto nel mondo.
    Sono proprio contento di aver incrociato su Twitter il tuo lavoro che seguirò con grande interesse!

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      Lucia Galasso 6 aprile 2010 (13:15)

      grazie, spero un giorno di farmi un buon bicchiere insieme a te! 🙂

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    Miles Thomas 7 aprile 2010 (9:51)

    Other articles on wine and psychology written by Dr Miles Thomas can be found at winepsych.com

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