Il mito della casalinga italiana: Sofia Loren

Accade che, mentre scorri la timeline di Facebook ,“inciampi” in una pubblicità che ti strappa un sorriso, è quella della Rizzoli che invita a seguire i consigli di cucina di Sofia Loren. Scopro così che la casa editrice ha rimesso in commercio un libro della diva uscito del 1971: “In cucina con amore”, ora in libreria lo troviamo in una versione arricchita di contenuti speciali, ma sostanzialmente rimasta intatta proprio per volontà dell’attrice.

“[…] Per questo ciò che abbiamo voluto cambiare, rispetto alla prima edizione, è davvero poco e riguarda soprattutto la veste grafica: colorata, allegra e vivace, proprio come la mia Napoli. La sostanza, invece, non poteva che rimanere tale e quale a quella di allora”.(dall’Introduzione alla nuova edizione del libro)

Sorrido perché questo libro ha avuto una sua importanza, sia a livello personale, per questa icona del cinema italiano, sia per la storia delle donne italiane, di cui Sofia Loren incarna tutte le sue sfaccettature: lavoratrice – madre – casalinga – donna.

La genesi di questo libro va ricercata in un periodo abbastanza travagliato della sua vita, sta disperatamente, e con tutte le forze, tentando di realizzare il sogno di avere un figlio (dopo due aborti) e sta lentamente tornando nel cuore degli italiani dopo lo scandalo del suo matrimonio con il produttore Carlo Ponti. Chiusa nell’Hotel Intercontinental di Ginevra, nei lunghi mesi della sua gravidanza, la noia verrà sopraffatta raccogliendo e testando le ricette della sua infanzia napoletana e quelle conosciute confrontandosi con il mondo internazionale con il quale entra in contatto grazie al suo lavoro di attrice.

Dobbiamo tenere a mente che Sofia racchiudeva in sé la potenza di un sex symbol hollywoodiano senza perdere nulla della sua genuina vitalità e tradizionalità napoletana. Un gioco di contrasti che la rendeva credibile e perfetta per incarnare le virtù della cucina italiana. E’ interpretando una versione sfrontata e spontanea della femminilità italiana, nell’Oro di Napoli, che la Loren diventa famosa grazie alla parte di “un’esplosiva, sanguigna e prosperosa pizzaiola napoletana”. Le sue curve generose e proporzionate possono dirci molto del rapporto tra donne e cibo nell’Italia contemporanea.

Con la nascita del figlio nel 1968, poi, la sua immagine risulterà ancora più reale alla donna italiana; come madre, proveniente da una famiglia povera, le sue fan possono immedesimarsi in lei completamente.

Scrive bene John Dickie, nel suo Con gusto, quando afferma che

In cucina con amore collega la più grande celebrità nazionale a quelle qualità pratiche che gli italiani associano alla loro cucina. Le ricette scelte dalla Loren provengono da molte regioni diverse: una cucina nazionale per un’icona nazionale.

Il libro non è un semplice ricettario, il libro è Sofia, con tutte le sue contraddizioni, la sua sensualità (a volte un po’ troppo istrionica) che prorompe dalle tante foto che la ritraggono insieme al cibo, dal suo buon senso e dalla capacità di raccontarsi nei ricordi che costellano le pagine, e infine nei consigli, sempre allegri, contenuti nelle ricette. L’attrice è accanto alla casalinga, mai lontana, fin dal linguaggio scritto, che sembra quasi di averla accanto.

Già, casalinga. E qui arriva il secondo motivo che rende importante la pubblicazione di questo libro; è un perfetto documento di un periodo di transizione per le donne italiane. Già la definizione che dà di “casalinga”, nel 1908, il Dizionario Moderno di A. Panzini ci mette sul chi va là

“Neologismo, registrato da un Supplemento ai dizionari italiani quale voce usata a Milano per indicare la condizione sociale della donna che non ha mestiere né arte e non è agiata”.

Ecco, ci troviamo in un periodo storico di grandi cambiamenti: la legalizzazione del divorzio (1970) e successivamente, nel 1971, l’emendamento del diritto di famiglia sulla base del principio di eguaglianza fra uomo e donna all’interno del matrimonio. La donna si trovava ancora in una condizione sociale irrisolta. Il boom economico creava degli effetti paradossali sulla vita delle donne: da una parte le liberava dal lavoro nei campi, trasformandole in casalinghe e consumatrici urbane, dall’altro garantendo loro un’istruzione le spingeva a uscire di casa in cerca di un lavoro che le emancipasse. La transazione da contadina a casalinga a madre lavoratrice spesso avvenne in tempi rapidissimi (Dickie, Con gusto, p.363).

Il calo della occupazione femminile in quanto forza-lavoro espulsa dall’agricoltura segnala una trasformazione radicale di una grande massa di donne, l’interruzione di processi di trasmissione e di modelli tradizionali di comportamento e di corso di vita femminili presso ampi strati della popolazione. Un numero crescente di donne tra gli anni quaranta e i primi anni sessanta accede al modello di donna adulta come casalinga a tempo pieno diffusosi dapprima solo presso la piccola e media borghesia urbane. E’ attorno a questa figura che progressivamente si costruisce e si diffonde presso tutti i ceti quel modello di famiglia spazio del privato in quanto centro sia di affetti che di servizi alle persone e insieme ambito dei consumi, che diverrà esperienza diffusa e nuovo modello di normalità generalizzata a partire dalla secondo metà degli anni cinquanta.
(C. Saraceno, La famiglia: i paradossi della costruzione del privato in PH. Arìes e G. Guby (a cura di), La vita privata. Il Novecento, Milano 1994, pag. 43)

Il libro della Loren sembra preannunciare un altro cambiamento, quello del panorama mediatico italiano, lì dove la figura della mamma avrebbe assunto un enorme potere nel marketing dei prodotti alimentari. A metà degli anni Settanta finisce il monopolio della televisione pubblica e iniziano a nascere le prime reti private. Dagli anni Ottanta in poi, in campo pubblicitario, nulla può essere mangiato se prima non è stato sacralizzato dal passaggio attraverso le mani di una mamma. Cosi queste mamme mitologiche diventano le garanti della bontà e della genuinità di un prodotto (il “genuino” è il filo conduttore di tutte le ricette che la Loren presenta nel suo ricettario, che lo venera e lo cita senza farsi problemi).

E’ incredibile quanta storia della nostra cultura, alimentare o meno, possa racchiudere un ricettario scritto senza tante pretese, se non quella di

 “[…] farvi gli auguri e raccomandarvi la massima attenzione, perché voglio che con le mie ricette abbiate un grande successo. E’ anche una questione di orgoglio personale. Vi prego, non mi fate fare brutte figure. Aprendo questo libro siate le benvenute nella mia cucina. Mangiate con me”.
(Sofia Loren nella Premessa all’edizione originale)

Sarà che io amo tantissimo questa attrice, ma leggendo questo suo libro mi sembrava di sentire la sua voce, a volte allegra a volte perentoria, tanto da emozionarmi come davanti a un suo film.

Buona lettura!

2 Replies to "Il mito della casalinga italiana: Sofia Loren"

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    Rossella 5 settembre 2013 (13:41)

    Ricordo che mia madre lo leggeva negli anni Ottanta. Versione economica, BUR, senza immagini. Mi tocca scoprirlo anche a me. Sulla questione irrisolta delle donne ce ne sarebbe da dire anche oggi.

  • comment-avatar
    Lucia Galasso 8 settembre 2013 (7:05)

    Vero Rossella, furono anni di grandi cambiamenti… dai quali, ancora oggi, non ci siamo definite, o forse è solo un infinito gioco di ritorni storici. Su google libri il ricettario lo trovi completo, ed è bello perchè, tra una pagina e l’altra, ci sono anche i suoi ricordi e i suoi racconti.

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