La collaborazione fra tradizione, identità e territorio: i vignaioli del Morellino di Scansano

A volte può solo far bene uscire dalla propria area di specializzazione per poter vedere le cose da un nuovo punto di vista.  Così quando  la cantina del Morellino di Scansano mi ha chiesto di parlare di cosa sia la capacità di collaborare da un punto di vista antropologico ho raccolto la sfida. Nel workshop che si è tenuto il 29 giugno a Scansano ho così potuto riallacciare concetti cari all’antropologia quali identità e territorio alla scelta di buona parte dei vignaioli di costituirsi in una cooperativa ben 40 anni fa. Una decisione illuminata grazie alla quale la qualità dei loro vini è indubbiamente cresciuta insieme alla convinzione che fare gruppo rende sì più forti ma anche più uniti e motivati a valorizzare la terra che coltivano.

Personalmente ho trovato che invitare un’antropologa a un tavolo di personalità del mondo del vino (Luigi Turco, presidente di Cantina Valpantena, Gianni Bruno, brand manager di Vinitaly e Sergio Bucci, direttore della Cantina Cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano e Benedetto Grechi, Presidente della Cantina Cooperativa dei Vignaioli del Morellino di Scansano ) e della politica (Flavio Tosi, sindaco di Verona) abbia permesso di capire come coltura e cultura siano strettamente connesse, spiegando delle dinamiche che troppo spesso sono date per ovvie, impedendone così la piena comprensione.

La capacità di collaborare con gli altri è una abilità sociale che l’uomo ha inscritta nei suoi geni. Si tratta di lavorare insieme agli altri, trascendendo l’individualismo, per portare a compimento attività pratiche compensando, attraverso la condivisione, alle carenze individuali. Pur essendo basilare per l’uomo non è dice certo facile collaborare, specie con persone che sono diverse da noi, ecco perché a volte richiede uno sforzo impegnativo, ed ecco perché non bisogna confinare questa dote in una pura questione etica se vogliamo comprenderla e svilupparla al meglio delle sue possibilità. La collaborazione è un’arte, un mestiere, che richiede alle persone di comprendere e rispondere emotivamente agli altri allo scopo di agire insieme. E, come ogni mestiere o arte che si rispetti, essa richiede pratica e perizia, è stato infatti dimostrato come lavorare insieme serve non solo a creare un legame emotivo reciproco, ma nel tempo rende la collaborazione duratura e migliorabile. Più le pratiche sono buone, in pratica, più essa si rafforza e perpetua da sola.

E’ interessante notare come, a livello di sviluppo psicologico, l’individuo impari a stare insieme con gli altri prima di porsi come entità singola, la collaborazione precede l’individuazione, per capirlo basta fare un semplice esempio: nell’isolamento non potremmo evolvere come individui.

Non dobbiamo poi dimenticare che lavorare insieme, oltre a migliorare la qualità del lavoro prodotto, genera anche un profondo piacere sociale. Si fa parte di un tutt’uno di cui beneficia tutta la collettività, anche quella che non entra direttamente in contatto con il gruppo che collabora. Si costruisce così un senso di appartenenza che parte dal basso, attraverso una collaborazione aperta, radicata sul territorio che va a rafforzare un’identità che è, in pratica, la storia che gli individui hanno in comune.

Ecco perchè il recupero delle radici si può tradurre in un vantaggio per il territorio, esso è strettamente legato a quel primo e fondamentale processo della cultura che chiamiamo tradizione, ed è attraverso il recupero delle tradizioni popolari che si possono riscoprire le proprie radici culturali. “Radici” già la parola evoca la terra, un qualcosa profondamente impiantato in lei, al pari del sentimento di appartenenza che sviluppa l’individuo che vi si sente fortemente legato. Riappropriasi della propria memoria non deve essere però un processo di musealizzazione, una “piccola patria culturale” chiusa in se stessa.  Marshall Sahlins sosteneva che nessuna comunità è fuori dalla storia,  questo vuol dire che nessuna comunità umana, per quanto all’apparenza statica, stabile e confinata può essere immune al cambiamento . Per questo in antropologia si sostiene che non esistono culture pure così come si afferma che le culture non sono affatto autosufficienti, ma, al contrario, decisamente incomplete o aperte allo scambio, all’incrocio, all’ibridazione.

La parola stessa tradizione, nella sua etimologia, implica la trasmissione di quanto si sa, un sapere che si trasmette di generazione in generazione e che per forza di cose è soggetto a mutamento. Mutamento è anche innovazione, capacità di fare della memoria passata terreno fertile per il presente, valorizzando il territorio attraverso gli strumenti di una modernità che diventa fertile solo se usata per comunicare la realtà di un territorio, senza cadere nella retorica o nelle folklorizzazione vuota. Lo può fare creando eventi che catturino il Genius Loci di un territorio, senza caricature, evitando il tanto temuto effetto sagra, non inventando le tradizioni ma valorizzando quelle che si hanno.

In merito a questo molto è stato fatto sul territorio di Scansano, un esempio sono i due progetti, Vinum e Eleiva, dedicati all’archeologia rispettivamente del vino e dell’olivo in Etruria, portati avanti dall’Università degli Studi di Siena. Un tentativo di recuperare un patrimonio di conoscenze e tradizioni, legato ai due mondi, sia da un punto di vista culturale, tecnico e genetico per valorizzare il territorio sia dal punto di vista storico che economico. A cena, il sindaco Sabrina Cavezzini, mi ha confermato che i fondi per il progetto ArcheoVino (Vinum) sono stati sbloccati, ed entro qualche anno potremmo vantare in Italia l’esistenza di un parco dedicato all’archeologia della viticoltura antica a Ghiaccio Forte (GR).

Ma la stessa cooperativa dei vignaioli del Morellino di Scansano è la prova evidente di quanto la forza del gruppo posso concretizzare quanto finora ho esposto a livello teorico. Partecipare a questa loro festa, un compleanno così importante, in un clima gioioso e insieme fiero, riesce a convincermi sempre di più che le potenzialità della collaborazione delle persone sono di gran lunga maggiori e più complesse di quanto la società non dia loro spazio di esprimere… sanno stupire, e questa è parte della loro magia.

1 Reply to "La collaborazione fra tradizione, identità e territorio: i vignaioli del Morellino di Scansano"

  • comment-avatar
    Moreno 8 luglio 2013 (12:16)

    Aggiungo che la collaborazione implica necessariamente il confronto, e la scoperta, dell’altro e della sua alterità. Significa non solo accettare la differenza, ma valorizzarla allo scopo di produrre insieme qualcosa. Da differenza, allora, si approda alla varietà. Un concetto che si può trovare sia a livello di individuo che di gruppo umano e che passa necessariamente per l’influsso ambientale che ognuno di noi assorbe durante la costruzione del suo sè.

Leave a reply

Your email address will not be published.

5 × due =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.