Sant’Anna, dalla Grande Madre alle ricette che la festeggiano

Oggi si festeggia Sant’Anna insieme a suo marito Gioacchino, i genitori della Madonna. Eppure quella a essere maggormente celebrata è Anna che, insieme a Santa Maria Maddalena (festeggiata il 22 luglio), ricopre le antiche funzioni della Grande Madre, tra cui quella di vegliare sulle partorienti.

Questo patronato sulle donne che aspettano, desiderano o sono già madri di un bambino, è testimoniato dalla “Festa del mare” nell’isola di Ischia. Una volta, nel giorno della sua festa, i pescatori conducevano le partorienti a pregare la loro patrona. E approfittando della gita consumavano una colazione con tarallucci, melanzane, coniglio del monte Epomeo alla cacciatora e melone. Col tempo l’usanza si trasformò in una festa che venne trasferita nelle ore serali fra un tremolio di migliaia di buattelle, fiammelle accese sugli scogli, di cuoppi, cilindri di carta illuminati e posti sui balconi delle case, e di lampade sulle acque.

Sant’Anna è ricordata, insieme al marito, nei vangeli aprocrifi, il protovangelo di Giacomo, lo Pseudo Matteo e il Libro della natività di Maria in relazione proprio alla concezione di quest’ultima che si modella per molti versi sul calco dell’Annunciazione. Anche la nascita della Vergine Maria, come quella di Cristo, ha del prodigioso. Anna infatti era sterile, e soltanto l’intervento del Signore, a lungo supplicato (quaranta giorni consegutivi narra la leggenda), le avrebbe permesso di generare Maria.

Niola suggerisce che le rappresentazioni popolari della figura di Anna, madre e nonna, hanno suggerito analogie con altre copie di divinità femminili precristiane come Demetra e Persefone. Questo accostamento avrebbe ispirato le cosiddette statue-armadio raffiguranti sant’Anna come una Grande Madre che racchiude in sé Maria e Gesù. Ciascuna delle due figure femminili ha il ventre aperto come un portello per mostrare il suo frutto. Si tratta di oggetti popolari che reificano il dogma dell’Immacolata concezione, un’allusione a una sorta di partenogesi cristiana. Di questa indissociabilità tra madre e figlia resta traccia nella diffusione del doppio nome Annamaria, indicazione di come le due rappresentassero i due volti complementari di una medesima funzione familiare e materna.
Se, dunque, Maria rappresenta il paradigma della madre, sant’Anna rappresenta il modello ideale della nonna, la fondazione religiosa della centralità di tale figura nel contesto familiare tradizionale italiano.

L’importanza di questa santa sul territorio nazionale è quindi attestata anche da tutta una serie di feste e ricette a lei dedicate. Non dobbiamo dimenticare che Anna viene festeggiata in piena estate, quando la natura è rigogliosa e offre il meglio dei suoi frutti. Tra questi ci cono dei fagiolini verdi che portano il suo nome: i “Fagiolini di Sant’Anna” che in alta Toscana raggiungono i 50 cm e vengono chiamati “stringhe“. Ecco come si cucinano:

Ingredienti (4 persone)
500 gr di fagiolini
mezzo bicchiere d’olio d’oliva
una cipolla
2 pomodori maturi
un pizzico di semi di finocchio
2 spicchi d’aglio
sale e pepe
Spellare i pomodori e tagliarli a pezzettini. fare soffriggere l’olio con i due spicchi d’aglio e la cipolla affettata. Aggiungere poi i pomodori e i semi di finocchio. Unire i fagiolini e un bicchiere d’acqua, o meglio, di brodo. Salare e pepare. lasciare cuocere per 20-30 minuti a secondo della grossezza. Sono buonissimi adagiati su grosse fette di pane casereccio.

Come ho scritto poco sopra la leggenda vuole che sant’Anna pregò il signore per 40 giorni, tra lacrime e disperazione, da queste lacrime prende vita un dolce specialissimo che nel Salento preparano in onore della santa e che si chiama “Lacrime di Sant’Anna“:

Ingredienti (8-10 persone)
1 kg di farina
200 gr di zucchero
200 gr di strutto
5 bicchier di alcool
5 tuorli d’uovo
1 arancia (succo)
300 gr du miele
150 gr di mandorle tostate
50 gr di confettini all’anice
Impastare la farina con lo zucchero e lo strutto. Aggiungere i bicchieri di alcool e continuare a impastare; unire i tuorli d’uovo, lavorando ancora bene la pasta, quindi versare il succo d’arancia e amalgamare bene. Dalla pasta tirare lunghi bastoncini e tagliarli a pezzettini grandi come una fava. Friggerli in olio ben caldo, scolarli bene e mescolarli con le mandorle tritate. Versarli in un tegame, dove avete fatto sciogliere a fuoco dolce il miele, per qualche minuto. Rovesciare il tutto su un piatto da portata, sagomandolo nella forma voluta (torta, ciambella ecc.) e guarnirlo con i confettini all’anice.

Sempre in Puglia, a Foggia, Sant’Anna viene festeggiata in maniera molto sentita. Negli anni 50 ancora qualcuno ricorda come questa festa fosse occasione di divertimento attraverso il palo della cuccagna, il palio dei maccheroni e il gioco della “quattro soldi” , moneta da staccare con i denti sotto un paiolo annerito dal carbone. Se questi giochi popolari, antico retaggio di feste pre-cristiane, sono scomparsi per per far posto alle giostre, ciò che è rimasto di questa festa è l’usanza di mangiare davanti casa, per strada, le ciammaruchelle (lumache), le pizze fritte e il melone rosso.

Le lumache da sempre sono state e sono l’icona della festa di S.Anna. Se analizziamo il cibo da un punto di vista funzionale, ci accorgiamo che le lumache non hanno la funzione di appagare la fame in quanto non apportano sostanze nutritive importanti. Né si giustifica la laboriosità della preparazione, caratterizzata com’è dalla lentezza. Le lumache se fanne patià (riposare) un giorno intero e si cuociono a fuoco lento per far uscire le antenne dal guscio.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=dRSFRHkMl-Y[/youtube] Da sempre la lumaca, insieme alla rana che anticamente si vendeva in occasione della festa, viene fatta mangiare alle donne che allattano poiché si suppone che faccia “scendere il latte”. Le lumache a tavola sono sempre accompagnate dalle pizze fritte: una pizzetta fritta con il sugo di pomodoro fresco sopra. La pizza fritta è un chiaro simbolo uterino che si contrappone alla pettola che si mangia a Natale, di forma allungata, chiaro simbolo fallico. Il motivo per cui queste pizzette si mangiano proprio in occasione della festa di S.Anna si può far risalire alla etimologia della parola “Annone”, che indica la distribuzione gratuita delle derrate alimentari al popolo, cosa che forse avveniva in epoche precedenti e che oggi viene simboleggiata dall’offerta delle pizze fritte. Il melone rosso invece rappresenta l’uovo cosmico, inizio e fine di tutto, quasi un uovo di Pasqua estivo, emblema di fecondità capace di contenere, conservare e riprodurre la vita e, proprio come un grembo gravido, contiene acqua e seme.(Fonte)

Voi avete altre ricette o modi di festeggiare questa Santa? Li raccolgo con piacere…

1 Reply to "Sant'Anna, dalla Grande Madre alle ricette che la festeggiano"

  • Le lacrime di sant’Anna | Schizzariello.com 10 luglio 2015 (19:05)

    […] primo riferimento è stato quello dell’amica Lucia Galasso nel suo interessantissimo blog di antropologia gastronomica, ho successivamente consultato il sito del comune di Castelbuono, dove vi è una sezione dedicata […]

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