Euristiche additive ovvero: qual è il tuo verso?

La copertina del libro di H. S. Becker

Spesso, di fronte alla prospettiva di una una nuova ricerca, o di un interesse in tal senso, ci troviamo a fronteggiare un’eventualità: il tema è stato affrontato da un altro studioso (o da più studiosi). Può essere sconfortante, e ci si interroga giustamente sul senso del portare avanti un qualcosa che è già stato ampiamente sondato diverse volte.
Dobbiamo fermarci?

 

No, non credo. Anzi, penso che sia una sfida, o un’attitudine a saper fronteggiare la frustrazione iniziale, per mettere scritto il nostro personale disegno intellettuale.
Quando mi sono ritrovata in situazioni simili mi sono sempre rifatta a un libro molto utile e interessante “I trucchi del mestiere. Come fare ricerca sociale” di Howard S. Becker. In particolare mi ha sempre aiutato questo passaggio:

“Non possiamo mai scartare un argomento solo perché qualcuno l’ha già studiato. Infatti – ecco un utile trucco – quando sentite qualcuno, o voi stessi, dire che non dovremmo studiare una certa cosa perché è già stato fatto, significa che è arrivato proprio il momento per cominciare a lavorarci. “E’ già stato fatto” è comunque qualcosa che si dice spesso, soprattutto agli studenti alla ricerca di un argomento per la tesi. “No ha senso fare questo, Tizio ci ha appena pubblicato un articolo…”. Osservazioni di questo tipo si basano su un grave errore: la convinzione che le cose con lo stesso nome siano tutte uguali. Non lo sono, almeno non in maniera ovvia; quindi studiare la “stessa cosa” spesso non significa per nulla la stessa cosa, solo qualcosa che le persone hanno deciso di chiamare con lo stesso nome”

Il nostro particolare punto di vista su un argomento può fare la differenza. Ecco perché associo sempre a queste righe di Becker una poesia di Whitman:

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene
di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più
sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato
in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre –
Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta

Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.

Non rinunciate mai al vostro verso.

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