La nostalgia alimentare

Proust ce lo ha illustrato bene; quasi nulla come il gusto riesce a ricollegarci ai ricordi, alla memoria e di conseguenza alle nostre emozioni e sensazioni. Ognuno di noi ha, infatti, un ricordo infuso con un sapore o un sentimento speciale.
Ma perché i ricordi che riguardano il cibo sono più vividi e, talvolta, più evocativi di altri ricordi?

La ricerca ha dimostrato che l’olfatto è il senso più connesso alla memoria, ecco perché riempiere una cucina con un aroma familiare potrebbe essere la cosa più simile a un teletrasporto. In realtà a contribuire in tal modo sono tutti insieme i cinque sensi. Ecco perché – secondo Susan Whitborne, professoressa di neuroscienze alla University of Massachusetts, lo stimolo attivato è più potente, in grado così di stratificare in maniera estremamente ricca un ricordo alimentare.

A contribuire ulteriormente a questa ricerca interviene il fattore evolutivo, secondo il quale il ricordo alimentare fa parte di un delle tattiche di sopravvivenza della nostra specie che va sotto il nome di avversione del gusto condizionata. In pratica si manifesta quando si verifica un’intossicazione alimentare e, di conseguenza, si sviluppa un’avversione verso una pietanza, una situazione o un luogo che vede protagonista il cibo responsabile del malessere, per un certo lasso di tempo.
L’avversione al gusto condizionata è così profonda da creare ricordi negativi estremamente forti verso quell’alimento, è simile a quello che accade per il gusto amaro dei cibi, che evolutivamente ha preservato la nostra specie dall’ingerire cibi potenzialmente velenosi.
Anche se questo comportamento non è direttamente ricollegabile ai nostri ricordi alimentari ci dimostra però quanto questi ultimi possano essere potenti, tanto da influenzare il nostro gusto e di conseguenza il nostro stile alimentare.

Un altro elemento che entra in gioco è il contesto che hai poi generato il ricordo. Con chi eri, dove eri, in quale occasione sono tutti fattori che amplificano al massimo la portata della nostra nostalgia alimentare. Questo tipo di ricordi acquista una carica sentimentale così importante perché la situazione che li crea è un insieme di tante cose, una cornice di senso in cui il cibo diventa simbolo di molteplici sfaccettature personali e interpersonali, mediatore di atmosfere solo a noi note.

Il ricordo alimentare fa parte di quella che viene definita memoria a lungo termine, che può essere procedurale (legata alle abilità), semantica (relativa alle conoscenze generali possedute) ed episodica (relativa a cosa ci accade). I ricordi a lungo termine di matrice alimentare possono essere di tutti e 3 i tipi, ma di solito sono episodici, perché associati a cosa che ci succedono.

Quelli semantici li riscontriamo – per fare un esempio – in un particolare frangente. Intorno ai 45 anni le nostre papille gustative iniziano ad atrofizzarsi, con la conseguenza che percepiamo meno il gusto, ma raramente qualcuno se ne rende conto. Questo accade perché il nostro cervello “ricorda” il sapore degli alimenti entrando in supplenza di una percezione fisica non più perfetta. Pura memoria gustativa che colma il parziale danno fisiologico alla nostra esperienza alimentare

Insomma, come abbiamo visto, la costruzione del ricordo e della nostalgia alimentare sono il frutto di più elementi che entrano in gioco:

  • La qualità e quantità delle emozioni coinvolte;
  • strategie di sopravvivenza;
  • l’esperienza vissuta nel suo contesto.

Le persone nostalgiche di natura hanno poi una marcia in più nel crearsi ricordi e, in questo caso, ricordi legati al cibo. Ciò ha a che fare con l’intensità con la quale queste persone sentono un’emozione. Questo si riflette anche nel modo in cui interagiscono con gli altri; in maniera più profonda ed empatica. Se ricordate quanto scritto nel precedente post ,dedicato alla panificazione e ai suoi effetti psicoterapeutuci, possiamo dire che ancora una volta il cibo diventa collante per instaurare ricordi, sensazioni rassicuranti e positive, in grado di donarci una forte sensazione di benessere.

Vedremo, in un prossimo post, come tutto il meccanismo del ricordo alimentare entri in gioco nella cucina degli immigrati, dando vita a nuove culture alimentari.

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