Un mondo in un cucchiaio

Qualche mese fa Martina Tommasi mi ha contattata proponendomi di pubblicare un suo articolo dedicato al Museo provinciale degli usi e costumi dell’ Alto Adige di Teodone, con un focus dedicato in particolar modo alla collezione di cucchiai che ospita. Un’occasione per conoscere alcune particolarità di questa posata, vi lascio alla lettura del suo interessante articolo.

Il cucchiaio è un oggetto banale, di uso quotidiano, eppure può rivelarsi un insolito elemento di riflessione. Tanto per cominciare, dire che lo usiamo tutti i giorni è già di per sé un’affermazione sbagliata, in quanto vi sono aree regionali nelle quali viene usato di più ed altre in cui viene usato di meno, se non altro in relazione alle abitudini alimentari della zona e della comunità di appartenenza.
Faccio un esempio: alcuni anni fa, ebbi l’occasione di partecipare ad uno stage nella mensa di una grande azienda di Trieste. In un’ottica di customer satisfaction, dovevo osservare quali erano i cibi più apprezzati e quali quelli disdegnati.
Quasi come in un cliché, le segretarie preferivano le insalatone e magari un pezzo di formaggio, gli uomini che facevano lavori di fatica optavano per pasticci, arrosti e piatti sostanziosi.
I più interessanti erano i lavoratori della Comunità slovena, con mansioni di tipo diverso (dai lavoratori di concetto ai tecnici) i quali prediligevano zuppe e minestre, e questo perché la minestra fa parte della tradizione gastronomica del Carso triestino, luogo d’origine della Comunità. Pertanto, erano gli unici ad utilizzare il cucchiaio.
Un’altra osservazione, riguarda la dieta in relazione all’età: gli anziani con difficoltà masticatorie prediligeranno i cibi teneri, le puree ed i brodi. Lo stesso vale per i bambini in fase di svezzamento.
E proprio per questo motivo, sin dai tempi antichi era usanza diffusa in diverse zone d’Europa regalare un cucchiaio personale (o cucchiaio della nascita) ai neonati.
A Dietenheim/Teodone, a pochi chilometri da Brunek/Brunico (BZ) c’è un favoloso Museo degli Usi e Costumi che riproduce un vero e proprio villaggio rurale d’epoca pre-industriale. Fra gli innumerevoli elementi legati alla vita quotidiana, quello che ci ha maggiormente colpiti è per l’appunto una collezione di cucchiai.
In Sud Tirolo, era usanza antichissima regalare un rosario al nuovo nato, mentre all’epoca dello svezzamento i padrini donavano un cucchiaio d’osso o di corno al bébé. Molto raro era l’omaggio di un cucchiaio d’argento, appannaggio esclusivo di famiglie particolarmente abbienti le quali preferivano in ogni caso il cucchiaio in corno di stambecco, pregiatissimo, associato al detto: “Con questo cucchiaio non patirai mai la fame”. Inoltre, allo stambecco venivano attribuite proprietà taumaturgiche ed il potere di proteggere dall’epilessia, dal momento che l’animale è in grado di restare in equilibrio su pareti scoscese e quasi verticali.
I ricchi proprietari terrieri conservavano il cucchiaio in cucina, in una guaina di cuoio o di stoffa, e li usavano quotidianamente per consumare il proprio pasto, e ciò perché anche quando lavoravano nei campi, rientravano comunque a casa per il pranzo.
I servi, invece, se lo portavano sempre dietro poiché rimanevano a mangiare nei campi. Tuttavia, non lo usavano ogni giorno poiché per loro era molto più pratico mangiare con le mani un tozzo di pane con un po’ di formaggio. Inoltre, la povertà non concedeva il lusso di un pasto caldo due volte al giorno.
Quando un servo decideva di abbandonare il proprio padrone e di cercare lavoro altrove, doveva innanzitutto lasciare in perfetto ordine la casa in modo da accogliere i nuovi servi nel decoro. Una volta finito, poteva andarsene non prima di aver messo il proprio cucchiaio personale sul cappello per indicare che stava cercando lavoro.
Caso curioso, poiché altrove, e più precisamente nei territori dell’Impero Turco-Ottomano, gli ufficiali Giannizzeri portavano un cucchiaio di legno sul cappello per indicare che era il Sultano in persona a provvedere al proprio nutrimento.
Ma tornando ai Cucchiai Personali tirolesi, questi si differenziavano da quelli comuni per le figure istoriate sia sul lato concavo che su quello convesso. Le immagini più comuni erano le rappresentazioni sacre di temi biblici o delle vite dei santi: Gesù bambino da solo, con la Madre con i Dodici Apostoli, i simboli della Passione, il Sacro Cuore sono i soggetti più ricorrenti, senza dimenticare l’immagine del Cervo, tema caro all’iconografia cristiana di area settentrionale. Il Cervo rappresenta l’anima assetata alla ricerca di Dio, ispirandosi al Salmo 42 (“Come la cerva anela ai corsi d’acqua così l’anima mia anela a te, oh Dio “).

Inoltre, questo animale rappresenta anche il Giardino dell’Eden, realtà ideale dove l’uomo ed il Creatore vivevano in armonia e ciò richiama alla pace delle foreste tirolesi.
Non mancano infine le rappresentazioni dei Santi, in particolare San Cristoforo che reca sulle spalle Gesù Bambino. Secondo la tradizione, infatti, Cristoforo era un uomo dall’aspetto gigantesco che viveva da solo nel bosco e faceva da traghettatore. Un giorno, un bambino gli chiese di essere portato sull’altra sponda, ma durante il tragitto, l’uomo sentì un peso sempre maggiore che lo opprimeva. Giunto sulla terraferma, il Bambino gli rivelò di essere Gesù, che portava il peso dei peccati del mondo. Da qui, la conversione di Cristoforo.
Pur ricco di significati, non dobbiamo pensare che l’uso di donare un cucchiaio ai bambini sia un’usanza esclusivamente tirolese: infatti, possiamo ritrovare questa pratica in diverse zone d’Europa, anche se con sfumature diverse. In Moldavia, ad esempio, al cucchiaio d’argento si attribuiscono ancora oggi proprietà antimicrobiche mentre in Italia vale esclusivamente come regalo di prestigio e possibile investimento.
Oggi l’usanza di donare i cucchiai ai bambini è caduta in disuso, anche se le gioiellerie ed addirittura alcuni siti internet dispongono ancora del prodotto personalizzabile col nome del piccolo. In ogni caso, il significato originario di buon auspicio e prosperità è andato perduto.
Quello che nel passato accomunava le diverse aree, era infatti il significato benaugurale di non dover mai patire la fame. E non a caso, la versione più diffusa è quella del cucchiaio d’argento, cui deve il nome anche una delle pubblicazioni di cucina di maggior successo, uscita per la prima volta in Italia nel 1950.

[Le immagini sono del fotografo Hermann Maria Gasser e ci sono state gentilmente concesse dal Museo Provinciale degli Usi e Costumi di Teodone/Dietenheim (BZ)].

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